La testimonianza di Andrea: una gravidanza monocoriale e monoamniotica

Mi è stato proposto di raccontare la nostra esperienza di gravidanza monocoriale-monoamniotica ed ho accettato volentieri in quanto vorrei incoraggiare quanti loro malgrado vi si imbattono, a portarla avanti nel segno della speranza. Per quanti non conoscessero il tipo di gravidanza ed i rischi correlati, voglio bre-vemente spiegare che monocoriale monoamniotica significa due embrioni conte-nuti in un unico sacco amniotico e collegati ad un'unica placenta. Tale gravidan-za è molto rara (circa l’1% di tutte le gravidanze gemellari) ed è anche quella che ha le più basse probabilità di essere portata a termine: le statistiche parlano del 50% di probabilità di arrivare alla fine (che comunque deve avvenire di solito attorno alla sett. 32 perché andare più avanti sarebbe ancora più rischioso). E’ per questo che molte coppie decidono di interrompere la gravidanza. Premesso che da parte della mia famiglia c’è già una certa predisposizione alla gemellarità, la nostra avventura è iniziata in Giugno 2009 quando Nadia ha sco-perto di essere incinta. La prima Eco le era stata fissata a metà Agosto ma purtroppo il 04/08 Nadia ebbe una minaccia di aborto che ci costrinse ad andare all’ospedale di urgenza e dove quindi effettuammo la prima Eco. Essendo consapevoli del rischio di gemellarità ed avendoci più volte scherzato su, per Nadia era la prima cosa da verificare e quindi appena iniziata la Eco disse alla dottoressa che non le interessava particolarmente conoscere il sesso dell’embrione ma che voleva subito sapere se era uno o due. All’inizio la dottoressa non capì il senso della domanda e disse: “…dovrebbe essere un maschietto, anche se è ancora presto per dirlo…” poi aggiunse ”..anzi no, ci sono due teste,…si sono proprio due bimbi!” in quel momento Nadia sbiancò e guardandomi mi disse “ecco, lo sapevo, è colpa tua vedi!”. Ci scherzammo subito sopra e comunque accettammo di buon grado l’esito della Eco. La visita andò avanti e ci diagnosticarono il tipo di gravidanza gemellare, anche se non erano molto convinti e ci dis-sero che l’avrebbero riverificato alla visita successiva. Ci informarono dei rischi di questo tipo di gravidanza ma non sino in fondo: ci dissero che c’erano dei pericoli ma mai avremmo immaginato ciò che ci sarebbe accaduto, tant’è vero che Nadia poi continuò a lavorare. L’ecografia successiva venne organizzata con l’aiuto del primario del Dipartiment di Ostetricia, per essere sicuri della tipologia di gravidanza gemellare ed anche questa volta il responso fu: monocoriale-monoamniotica. Fissammo quin-di un appuntamento per l’amniocentesi (che regolarmente pagammo in quanto il dottore disse: se ci fossero rischi allora non dovreste pagarla ma non vediamo per ora particolari problemi; alla faccia!). L’amniocentesi ando bene e l’esito pure. Durante le Eco successive fummo molto scontenti del servizio dell’ospedale in cui stavamo portando avanti la gravi-danza sino a che ci fu la goccia che fece traboccare il vaso: Nadia doveva effettuare una Eco alle ore 10.00 ed aspet-tò sino a circa le 14.00 in sala d’aspetto, poi invece del dottore arrivò una sostituta che iniziò la Eco ma dopo pochi minuti fu chiamata per un urgenza e disse a Nadia di rivestirsi e che se voleva poteva tornare la sera dopo le 21.00 che avrebbe continuato la Eco!!! A quel punto decidemmo di abbandonare quell’ospedale per rivolgerci a Parma, e devo dire che quell’inconveniente forse fu la nostra salvezza. Fissammo un appuntamento con il Responsabile del Dipartimento di Ostetricia il quale alla notizia che la gravidanza era mono-mono, si mise le mani nei capelli ed iniziò a disperarsi rivelandoci tutto quello che sino a quel momento ci era stato nascosto (penso per inesperienza). In quel momento ci cadde il mondo addosso e comunque non potevamo far altro che sperare andasse tutto bene. Ci disse che avevamo il 50% di probabilità di arrivare a termine, che se fossimo arrivati alla settimana 32 le avrebbe fatte nascere ma soprattutto che mia moglie a partire dalla settimana 26 (settimana a partire dalla quale un feto può sopravvivere) avrebbe dovuto essere ricoverata sino al termine della gravidanza. Così è stato ed è stata durissima: mia moglie all’ospedale, con tra l’altro il divieto di vedere nostra figlia maggiore Giulia a causa delle precauzioni per l’H1N1 (abbiamo comunque fatto l’impossibile per stare un pò insieme, fughe di nascosto, Giulia nascosta a volte nel bagno della camera,…). Io a casa a dividermi tra il lavoro, Giulia da gestire ed i lavori di casa da fare (a proposito unico aspetto positivo: ho imparato a fare la lavatrice).Giulia che ha dovuto stare due mesi senza madre. Nadia per tutto il periodo di ricovero è stata sottoposta a tre monitoraggi al giorno ed Eco a giorni alterni; siamo an-dati avanti così, nella paura dell’irreparabile e vivendo alla giornata, per 59 interminabili giorni: non esistevano più sabati o domeniche o feste…anche le feste di Natale le abbiamo passate in ospedale. Devo ammettere che Nadia è stata fortissima. Ha anche avuto per due volte le contrazioni da parto, il 5 ed il 12/12 ma le hanno bloccate con dei farmaci. Dopo Natale il professore ci ha comunicato che aveva programmato il parto per il 31/12 e così è stato: Anna ha visto la luce alle 8.39 ed Elena alle 8.40. Sono nate alla setti-mana 33+4gg. Finalmente ce l’avevano fatta, erano salve e noi vedevamo la luce in fondo al tunnel. Nadia è rincasata il 2 di Gennaio mentre Anna ed Elena sono rimaste solo 14 giorni in TIN e poi, il 14/01/2010, sono arrivate a casa pure loro, sanissime e bellissime. Da allora abbiamo ricominciato a vivere ed affrontiamo qualsiasi cosa con maggior se-renità.