Io sono Cristiana e il mio compagno di ventura è Domenico; siamo i genitori di Beatrice e Federica, che ora hanno quasi due anni e mezzo (sono nate il 10 dicembre 2001).
Ci siamo sposati nel 1997, dopo 3 anni di "fidanzamento" preceduti da 8 anni di amicizia, neanche tanto profonda...
Eravamo lì, uno sotto il naso dell'altra, e nemmeno ci guardavamo!
Quando abbiamo deciso di smettere di usare anticoncezionali, l'abbiamo fatto senza programmare di avere un bambino: nel caso in cui fosse arrivato, saremmo stati felici.
Ma i mesi passavano e le battutine sulle mancate gravidanze cominciavano ad essere un po' troppo frequenti.
Abbiamo fatto qualche esame e l'esito è stato che non avremmo potuto concepire in modo naturale, a causa di un intervento non tempestivo subìto da Meco in adolescenza.
È stato un colpo al cuore.
Ci siamo rivolti al centro sterilità dell'Ospedale San Raffaele di Milano, dove ci hanno sottoposti ad esami di ogni genere prima di inserirci in lista di attesa.
Era febbraio e ci aspettava un'attesa di otto mesi.
Ci siamo armati di pazienza, soprattutto Meco che restava razionale per tutti e due, visto che quella emotivamente più instabile sono io, che ogni tanto sprofondavo negli abissi dello sconforto.
Contavo i giorni e continuavo a chiamare il centro, avevo paura che si dimenticassero di noi.
Forse si erano stufati di sentirmi, perché un giorno mi hanno informato che si era liberato un posto ad aprile e mi hanno chiesto se eravamo interessati ad anticipare i tempi.
Mi girava la testa, ero ansiosa, avevo fretta di cominciare, la mattina mi svegliavo con il pensiero fisso della terapia ormonale.
E poi abbiamo iniziato: Meco ha imparato a farmi le iniezioni sottocutanee, io giravo con le pillole in tasca, abbiamo fatto decine di prelievi del sangue e visite mediche.
L'esperienza vissuta al centro sterilità la ricordo molto frenetica, sempre con il timore di non riuscire a fare tutto nei tempi giusti, ma ricordo anche che ginecologi, biologi e anestesisti avevano tutti un atteggiamento che tendeva a tranquillizzare.
Ognuno dei medici con i quali abbiamo avuto un contatto è sempre stato più che disponibile a darci tutte le informazioni richieste e a spiegarci, spaesati e intimoriti come eravamo, ogni possibile sviluppo della terapia.
Abbiamo saputo che avremmo dovuto ricorrere all'ICSI, che ci è sembrata una cosa impossibile da realizzare.
Molte delle coppie che abbiamo conosciuto erano al secondo, quinto, settimo tentativo… era triste e snervante e ci buttava giù di morale.
Ma avevamo a nostro favore la mia età (30 anni) ed il fatto che la difficoltà a concepire fosse da parte di Meco.
Alla fine ci siamo arrivati: il 30 aprile 2001 mi sono stati prelevati 12 ovociti, che sono stati fecondati in vitro.
Il 2 maggio mi sono stati impiantati 4 embrioni. A metà maggio ho saputo che qualcosa aveva attecchito, nonostante avessi avuto delle perdite di sangue.
Dopo un paio di settimane si distinguevano due battiti.
A ripensarci adesso mi sembra che tutto sia accaduto ad altissima velocità.
Eravamo increduli e al settimo cielo. Meco ha informato solo i nostri genitori e poi ha voluto mantenere la gravidanza segreta fino alla fine del terzo mese.
Superato lo scoglio, credo di averlo raccontato a mezzo mondo.
Il 22 luglio 2001 ho avuto il primo intoppo: ricoverata d'urgenza con forti dolori addominali, ho saputo che un ovaio era praticamente esploso a causa del carico ormonale e si era formata una cisti.
In caso di intervento per rimuoverla, avrei potuto abortire.
Ovviamente il ginecologo è come l'idraulico, che quando serve non c'è mai, ed infatti il mio era in ferie.
Spaventata com'ero, ho fatto la stupidaggine di farmi portare all'ospedale più vicino a casa invece che al San Raffaele.
Dopo una settimana di antidolorifici mi hanno rispedito a casa.
I dolori sono rimasti una costante per tutto il resto della gravidanza e la cisti è sempre stata tenuta sotto controllo.
Il 29 novembre non sono riuscita ad alzarmi dal letto mi sono fatta un altro viaggetto in ambulanza, al San Raffaele stavolta.
Ecografie addominali a ripetizione hanno evidenziato che la gravidanza procedeva bene nonostante l'ovaio danneggiato e che la cisti era sempre meno visibile, nascosta dal mio utero gigante.
Nel giro di qualche giorno i miei valori biliari sono quintuplicati: la mia piccola Federica stava allegramente passeggiando sul mio fegato.
In occasione di uno dei monitoraggi, per individuare il suo battito il sensore mi è stato posizionato praticamente sotto l'ascella!
Il 10 dicembre 2001, armata di catetere e piena di buchi causati da due settimane di flebo, ho dato il benvenuto alle mie scimmie con taglio cesareo (con un mese e mezzo di anticipo sulla tabella di marcia).
Alle 12.27 è nata Beatrice (1,900 kg), alle 12.29 Federica (1,680 kg).
Non me le hanno nemmeno fatte vedere, le hanno portate di corsa in patologia neonatale, dove sono rimaste per un mese.
Meco le ha viste nel pomeriggio, io il giorno dopo: due ragnetti bellissimi!
La famosa cisti in realtà era un terzo embrione, che non è stato espulso correttamente e si è annidato nell'addome.
Fortunatamente non ha proseguito la crescita, altrimenti non sarei qui a raccontare la nostra storia.
Ho avuto la montata lattea il giorno successivo e sono diventata la mucca del reparto: tiravo latte ad un ritmo tale che mi hanno riservato un cassetto intero del congelatore! Il 7 gennaio 2002 abbiamo finalmente portato a casa le nostre ragazze, che fortunatamente stanno crescendo in fretta.
Che lavoro, ragazzi!