L'esperienza di Laura G.

 Ho sempre saputo di avere problemi ormonali e quindi sapevo di dover ricorrere alla fecondazione assistita.
All'epoca abitavo in Israele, paese con il più alto numero di trattamenti di fecondazione assistita in rapporto alla popolazione.
Abbiamo quindi cominciato a sottoporci alla fecondazione in vitro.
Dopo 7 tentativi andati a vuoto, mi è venuto il dubbio che, al di là dei problemi ormonali, ci fosse qualche altro problema non identificato.

LauraGKids2.jpg Ero iscritta a una mailing list di donne con problemi di infertilità e spesso e volentieri sentivo parlare di possibili cause immunologiche della poliabortività.
Un giorno ho pensato: e se a causare il mancato impianto degli embrioni fosse un problema immunologico simile a quelli che provocano la poliabortività?
Scrissi così al dottor Alan Beer dell'Università di Chicago, pioniere di questa nuova disciplina chiamata immunologia riproduttiva.
Il dottor Beer mi consigliò di fare una serie di esami e risultai positiva al test che rileva la presenza di anticorpi antilupus.
Si tratta di anticorpi che indicano la presenza di sindrome antifosfolipidica, una delle forme di trombofilia acquisita.
La tendenza trombotica impedisce una corretta placentazione e un adeguato scambio fra madre ed embrione.
Si tratta di una tipica causa della poliabortività, ormai riconosciuta da molti medici, mentre la relazione fra insuccessi della fecondazione in vitro e disturbi immunologici è ancora oggetto di controversie nella comunità medica.
Io comunque mi sono affidata al dottor Beer – che mi ha assistito gratuitamente – il quale mi ha consigliato di fare ulteriori accertamenti. Questo perché spesso la sindrome antifosfolipidica si accompagna ad un'attivazione di altri anticorpi, per cui è necessario combinare più terapie.
Il risultato degli esami indica una notevole elevazione dei linfociti noti come Nk (Natural Killer cells), e in particolare dei CD56+.
Si tratta di cellule del sistema immunitario che svolgono normalmente azione antitumorale.
In caso di iper-reattività del sistema immunitario, queste cellule possono alterare l'endometrio e impedire l'impianto degli embrioni.
La cura per la sindrome antifosfolipidica era a base di aspirina a basso dosaggio, combinata a eparina a basso peso molecolare.
Per il secondo problema, invece, mi viene proposto un trattamento sperimentale a base di immunoglobuline (IViG).
Per intendersi, si tratta di un emoderivato ottenuto da un pool di donatori, capace di regolare temporaneamente l'iper-reattività del sistema immunitario.
Viene per esempio somministrato ai trapiantati per impedire il rigetto degli organi.
Si tratta di una medicina molto costosa e non mutuabile per un caso come il mio: attingo quindi a tutti i nostri risparmi per sottopormi all'ottava fecondazione in vitro, la prima con terapia immunologica. 3 settimane prima della fivet e poi ogni 3 settimane devo farmi iniettare l'IViG per 3 giorni di seguito.
Ogni dose costa 1200 dollari.
Fra l'incredulità generale (tutti pensano che io sia ormai impazzita e che mi attacchi a una stramba teoria per tentare l'impossibile), inizio il trattamento.
Il test di gravidanza è positivo; la prima ecografia mostra 3 camere gestazionali.
Fra alti e bassi, la gravidanza trigemellare procede fino alla 33esima settimana.
Nascono così i miei 3 gemelli che ora hanno cinque anni e mezzo e che sono per me fonte continua di gioia e meraviglia.