Nel lontano gennaio 1995 decidemmo che era un buon momento per avere un figlio, e qui ci sbagliavamo di grosso! Io avevo 30 anni, all’inizio dei nostri tentativi vado dal medico della mutua per farmi prescrivere degli esami pre-concepimento (per sapere se avevo fatto la rosolia, etc…) lui mi risponde: "Signora, non ci sono esami pre-concepimento da fare e comunque lei è troppo vecchia per concepire un figlio!" Conseguenza, il giorno dopo cambio medico della mutua...
Arriviamo a settembre 95 un po’ delusi, dormivo con il termometro sul comodino, calendari, temperature basali e inizio a non capirci niente, allora decido di andare presso un noto ospedale di Torino per parlare del problema e sul da farsi.
Non mi è ancora chiaro del perché, ma da qui in poi per molti anni incontriamo per molto tempo non risposte e nessun tipo di professionalità da parte dei medici a cui ci affidiamo.
Dicembre 95 finisco nelle mani di una Dottoressa che mi fa riprendere la temperatura basale per alcuni mesi (l’avevo già fatto, ma non lo aveva deciso lei), test post-coitum, esami del sangue, dosaggio della prolattina, arriviamo a Marzo 96, con questi esami in mano e la dottoressa decide per un ricovero ospedaliero di 3 giorni, per effettuare i dosaggi ormonali in situazione di “tranquillità”, con altri esami clinici.
Giugno 95 passo 3 giorni in ospedale a carico dell’Asl a farmi fare prelievi del sangue 3 volte al giorno, ecografie e infine TAC con contrasto! A questo punto la cosa non mi piace più, soffro di claustrofobia, e non vedo perché mi devo far iniettare un liquido di contrasto che potrebbe darmi un reazione allergica per una ricerca di ipotetico tumore all’ipofisi che già anni prima era stato diagnosticato inesistente.
Durante la Tac, prima dell’iniezione del liquido di contrasto, vengo soprafatta da una crisi di claustrofobia, durante la quale vengo anche insultata dal medico radiologo che mi dà della matta.
Poi, quando ha capito che ero veramente sconvolta, mi confida che dall’esame preliminare non avevo nulla all’ipofisi e quindi procedere nell’esame era inutile.
In questa occasione, vengo dimessa con una bella curetta per la prolattina, pastiglie che ti fanno vomitare anche l’anima.
Dopo un mese, torno a parlare con la dottoressa che mi dice che i valori della prolattina erano OK e che, quindi, non mi avrebbe dato alcuna cura.
Invece, mi dice che avevo un polipo all’utero e di ripresentarmi solo dopo averlo fatto togliere.
Quando le faccio presente che, invece, una cura per la prolattina me l’aveva già data e che volevo la mia cartella clinica per avere l’esito della eco, in quanto ero stata curata per prolattina senza l’esito degli esami e invece l’esito della eco c’era già un mese prima e non mi aveva detto nulla, sono stata trattata “come paziente non desiderata” e quasi cacciata.
Pausa dopo questa prima avventura decidiamo di prenderere fiato. Dicembre 97 cambio ospedale, vado a fare una eco, mi confermano il polipo, e mi prenotano una isteroscopia per toglierlo.
Tutto questo in tempi brevissimi (15 giorni). Il giorno della isteroscopia mi presento all’ospedale civile nell'interland torinese, presento documenti ed esami all’ufficio del reparto e mi dicono di attendere nel corridoio. Dopo alcuni minuti, arriva una signora in reparto e si siede vicino a me. Dopo un po’ arriva un'infermiera, bisbiglia qualcosa nell’orecchio alla signora appena arrivata, questa si alza ed entra nella stanza operatoria. Dopo 15 minuti il finimondo… Stavano eseguendo l’isteroscopia con i miei esami, alla signora. L’infermiera esce color lenzuolo e chiede al marito della malcapitata documenti ed esami. Quando poi tocca a me, il primario era nero in faccia per il casino successo.
Mi ha praticato l’isteroscopia l’ecografista, seguito dal primario, erano tutti molto agitati e io soffrivo i dolori dell’infermo, alla fine si sono portati a casa le mie imprecazioni.
Il primario soddisfatto mi annuncia che un frammento del polipo era stato tolto e che già a occhio nudo poteva dire che non era nulla di grave e che, quindi, il mio polipo me lo potevo tenere. Quando io gli annuncio che ero andata per farmelo togliere perché nel noto ospedale di Torino mi avevano detto che non mi potevo più presentare da loro per fare altre indagini sul perché non rimanevo incinta finché non me lo fossi fatto togliere… altro finimondo, il primario si attacca al telefono e mi fa prenotare a Torino per l’intervento.
La confusione e la delusione regnavano sovrani, le battaglie sostenute con una sanità ignorante e bendata mi aveva messo a ko.
Marzo 97, parlando con un amica, vado a farmi visitare privatamente da un medico a Giaveno.
Questo medico mi parla per un'ora mi visita, eco e mi annuncia che il polipo e le cisti ovariche andavano tolte.
Aprile 97, ricoverata e operata.
Il medico mi aveva già annunciato che dopo l’intervento non ci saremmo visti perché lui doveva andare a fare un intervento presso un altro ospedale.
Peccato che nel pomeriggio, invece, si presenta dicendo che l’intervento era andato bene, cisti e polipo tolti, tube aperte, mi aveva trovato anche dei fibromi da togliere, ma non aveva avuto tempo e poi per una gravidanza i fibromi non creano problemi.
Dopo 6 mesi (guarita dall’intervento), il medico che mi aveva in cura mi prescrive dei cicli con il Clomid.
Dicembre 97 nessun risultato, allora prescrive a mio marito (senza consigliare un visita da un andrologo, fa tutto lui) un spermiogramma.
Con i risultati in mano, decreta che con quei valori lì potevo solo andare in chiesa ad accendere un cero.
Quindi ci consiglia un'inseminazione presso un centro che conosceva lui ed inizia anche a sparare cifre per la cura.
Chiudiamo di nuovo il capitolo altra pausa .
Un giorno vado dal mio meccanico, amici di vecchia data, che mi parla di un suo amico medico, lo guardo e chiedo, medico specializzato in che cosa? Risposta: "Ginecologo".
Io: "Dammi il numero di telefono".
Dicembre 98 Vado dal dottore amico del meccanico e devo dire che iniziamo a vederci un po’ chiaro.
Mi fa raccontare la mia storia, mi visita, mi dice che avevo dei fibromi che prima o poi erano da togliere, mi fa fare un ciclo di Clomid, poi mi fa un esame detto sonosalpinografia.
Febbraio 99 L’esame in questione rivela che entrambi le tube erano chiuse.
A questo punto mi sembra che si illumini il mondo, ora so perché non rimanevo incinta!
Ci consiglia di andare a Torino, presso la clinica universitaria a centro Fiver, lui lavora come ecografista per il centro Fiver Siamo a marzo 99.
Colloquio al centro Fiver, dove controllano tutti gli esami fatti (storcono il naso) e poi leggono l’esito della sonosalpinografia e il nome sulla carta dello studio del medico che risulta fondamentale (della serie se lo dice un medico interno all’ospedale allora sarà vero) e quindi mi risparmio di fare un sacco di esami e di perdere un sacco di tempo.
Settembre 99 Primo ciclo di Fivet, un solo ovocita fecondato, risposta: uno solo basta.
Ma inevitabilmente al 12° giorno si presentano le mestruazioni.
Marzo 2000 secondo ciclo di Fivet, due oviciti fecondati, ma anche questa volta dopo 12 giorni mi vengono le mestruazioni.
A questo punto ci sembra chiaro che questa non è la nostra strada.
Forse quel sogno che ci tenevamo in fondo al cuore di adottare un bambino era la nostra strada.
Quindi giugno 2000 intraprendiamo la strada dell’adozione.
Dicembre 2000 finiamo i colloqui e gli incontri con l’assistente sociale e la psicologa con un incontro finale per farci leggere la relazione per il giudice.
La relazione era molto positiva e ci rispecchiava alla perfezione.
Ci congediamo da loro fiduciosi e, comunque, cresciuti.
Sapevamo che la nostra domanda scadeva nel giugno 2002 e che potevamo essere chiamati dal tribunale in qualsiasi momento oppure mai.
Marzo 2001 una nostra amica (ci eravamo conosciuti in ospedale durante il secondo tentativo fivet), che nel frattempo era rimasta incinta grazie a un'inseminazione fatta in un ospedale del cuneese, mi telefona e insiste che vada dal suo medico che magari può aiutare anche me a rimanere incinta.
Io le rispondo che ormai abbiamo chiuso con le fecondazioni di qualsiasi tipo e che avremmo proseguito solo sulla strada dell’adozione.
Insomma la mia amica insiste così tanto che, per farla contenta, prendo questo numero di telefono e chiamo per l’appuntamento.
Vado da un medico che ascolta il mio bagaglio di esami, tentativi e quant’altro e mi visita, mi dice che i miei fibromi sono proprio da togliere e che in sede di intervento avrebbe controllato per capire se le tube erano chiuse o no.
A malincuore mi faccio operare, con la convinzione che se i fibromi erano da togliere allora sia, e se poi i tribunale ci avrebbe affidato un bimbo e io mi dovevo far operare d’urgenza meglio togliersi il problema ora.
02 Aprile 2001 operata, il medico mi viene a trovare il camera il giorno dell’intervento e mi dice che tutti i fibromi e miomi sono stati tolti e che una tuba era aperta, ma che l’altra l’aveva trovata “attaccata” all’intestino e che ora era a posto.
Mi dice, inoltre, che se volevo anticipare gli eventi di andare da lui tra sei a completa guarigione a tentare un'inseminazione.
Sarà, ma non abbiamo da alcun peso alle sue parole, ne avevamo già sentiti tanti medici che ci assicuravano il “bimbo in braccio” entro 2 anni dall’inizio delle cure, etc… manco fossero dei padre eterni.
Settembre 2001 Non gli ho dato retta. Sei mesi dopo ero sparata modello trottola in giro per lavoro (conversione all’euro su procedure contabili), nonostante la mia amica insistesse che andassi a fare l’inseminazione.
No, noi aspettavamo… L’adozione (pensavamo noi)
24 Ottobre 2001 (pochi giorni dopo sarei andata a fare un'immersione in mare e mi sarei potuta giocare i miei piccoli senza nemmeno saperlo) scopro di essere incinta, incredula, in modo naturale, senza cure... così!
Alla settima settimana, durante l’eco, scopriamo che c’erano due bellissimi “FARI” che pulsavano e ci conducevano in un porto sicuro, fuori dalla bufera e intemperie alle quali eravamo stati esposti per tanti anni.
20 Dicembre 2001 telefonata dall’assistenze sociale, il tribunale ci aveva abbinato ad un bimbo. Un momento terribile, dover dire di no all’adozione senza avere la certezza che la gravidanza fosse proseguita o meno.
Ci rimane la certezza che quel bimbo ha trovato una mamma e papà pronti ad accoglierlo con tanto amore.
Nel frattempo la nostra vita è bella più che mai, i nostri piccoli puffetti ci conducono ogni giorno nel mondo della gioia e dell’amore."
Se volete avere maggiori informazioni potete scrivere a m.kling@kilobyte.it