La testimonianza di Virginia, mamma di Natasha e Fabio nato morto

Quando io e mio marito apprendemmo della mia gravidanza, non ci sembrava vero ed a maggior ragione, quando alla prima ecografia il medico ci rivelò essere gravidanza gemellare. Ogni mese mi sottoponevo ai controlli di routine e - quindi - quando poi finalmente si evidenziarono i sessi delle mie due creature, veramente fui contentissima: un maschietto ed una femminuccia!! Quante persone sognano un evento del genere?!

Alla 20^ settimana, però, nell’effettuare l’ecografia cosiddetta “morfologica”, nell’ambito della rilevazione flussimetrica, si evidenziava un aumento delle mie “resistenze uterine” e - pertanto - mi si consigliava di ripetere tale esame al compimento della 24^ settimana di gestazione.

Così facemmo, ma tale situazione purtroppo non era mutata. In occasione però di tale controllo, l’ecografista prestò particolare attenzione alle arterie cerebrali dei miei due bimbini, che risultarono comunque essere a posto; così come tra l’altro era anche il loro sviluppo ponderale (circa 760 grammi lei e 690 grammi lui).

Già si cominciava però a delineare un maggior peso nel gemello di sinistra, cioè la femminuccia. Ci tengo a sottolineare che già al momento della seconda flussimetria mi si era prospettata la possibilità di dover far nascere anticipatamente i miei figli, ma comunque il tutto si poteva far accadere al compimento del 7° mese (mancavano circa quattro settimane) e - quindi - alla luce delle nuove tecnologie e cure neonatali i miei bimbi anche se “settimini” avrebbero potuto vivere bene. L’ecografista, comunque, mi consigliò  di monitorare la crescita di entrambi con particolare riferimento al maschietto che sembrava essere il più minuto dei due. Al successivo controllo, intorno alla 28^ settimana si evidenziava un regolare processo di crescita della femmina ed un iposviluppo invece del maschio (circa 1100 grammi lei e  780 grammi lui), che comunque continuava a crescere anche se più lentamente. Era il 20 luglio ed io, futura mamma, forse un po’ paranoica, procedevo quotidianamente alla rilevazione dei miei valori pressori, che ultimamente sembravano destinati a salire; (per me normalmente ipotesa, 125 di massima ed 80 di minima erano già indice di alterazione). Quando lo feci presente alla ginecologa che mi seguiva, ella non diede la minima importanza alla cosa, nonostante esistessero fattori (primipara – gemellare - aumento delle resistenze uterine) da non sottovalutare; addirittura  mi rimproverò quasi di “ipocondria”, tanto è vero che di lì in capo a quattro giorni fui ricoverata con una pressione elevatissima. Mi fu somministrato un farmaco tre  volte al giorno senza sortire alcun effetto; anzi cominciava a delinearsi nettamente un quadro clinico tipico della gestosi o “PRE-ECLAMPSIA SEVERA”. In terapia fu inserito anche un anticonvulsivo e nei momenti più critici (picchi pressori elevatissimi) mi veniva dato un farmaco sub-linguale. Nel frattempo mi venivano rilevati quotidianamente i tracciati dei battiti cardiaci dei miei bimbi, dai quali si rilevava appunto una differenza fra il maschio e la femmina, quest’ultima risultava essere più “brillante”. E’, credo, in osservanza di questi tracciati che il Primario del reparto di ostetricia decise che il mio Fabio (questo era il nome che avevo scelto per lui) non avrebbe dovuto avere chances di sopravvivenza. Ci convocò entrambi (io e Sandro mio marito), comunicandoci che se il maschio :-“avesse chiesto aiuto”,  lui l’avrebbe dovuto far nascere anche se questo avrebbe penalizzato Natasha  (la femminuccia) che stava tranquillamente “aspettando” la propria maturità fisica-. E qui gli demmo ragione, concordammo con lui  la possibilità di dover effettuare (qualora fosse servito) un cesareo urgente. In seconda battuta però, cambiò nuovamente versione, ci disse che a giudicare dal tracciato, Fabio non ce l’avrebbe fatta sicuramente e - pertanto - ci consigliava di portare avanti la gravidanza in qualunque caso, anche se ciò avesse appunto comportato la morte di uno dei gemelli; tanto più - affermò - che se tale condizione si fosse verificata, non sarebbe stato  necessario operare d’urgenza in quanto essendo due “sacche” separate la morte di uno avrebbe lasciato l’ambiente dell’altra asettico e quindi non a rischio di infezioni od altro. Firmammo il “consenso informato” - che, egli si curò particolarmente di farci avere e di ritirare opportunamente firmato!!-, come se stessimo firmando la condanna a morte di nostro figlio e... così fu. Ma il Primario non ci aveva prospettato alternative, anzi ci incoraggiava a firmare affermando che era l’unico modo per dare più possibilità a Natasha che nascendo altrimenti presto avrebbe rischiato la vita in quanto gravemente prematura. Nel frattempo, continuavo ad essere sottoposta ai controlli  più disparati; ma non solo, gli esiti delle ecografie cambiavano quasi quotidianamente… qualche cifra: il 27-07 Fabio aveva un peso stimato 980 grammi (più o meno 108 grammi) e Natasha 1160 grammi (più o meno 132 grammi) e questi numeri  non dimentichiamoceli! Addirittura da uno di questi controlli emerse che il maschio era privo di stomaco. Ma dopo un giorno lo stomaco era ricomparso, però presumibilmente era privo di cervello. Per verificare ciò fui sottoposta a risonanza magnetica (ricordo che ero in gravidanza gemellare con pre-eclampsia severa e, quindi già sotto farmaci ipotensivi ed anticonvulsivi) e per permettere l’esecuzione di questo particolare esame, infatti mi furono  somministrate 46 gocce di EN per “sedare” tutti e tre. L’esito di tale esame fu quasi nullo o meglio il testo di risposta riportava che non era stato possibile “evidenziare” il cervello del maschio (eppure alla 20^ settimana nell’ecografia morfologica ogni organo era al suo posto!). Fui di nuovo sottoposta alla rilevazione flussimetrica delle arterie cerebrali di Fabio che dava valori nella norma. Ma come è possibile che dei vasi cerebrali esistano se non esiste il cervello? Nessuno però dava peso al fatto che al monitoraggio il battito del mio Fabio andava via via indebolendosi e tanto meno qualcuno prendeva l’iniziativa di “dargli aiuto” dato che lui lo stava chiedendo. Non sottovalutiamo il fatto che - comunque - la mia pressione non riusciva a scendere (200 la massima – 130 la minima), così come tra l’altro la mia condizione emotiva oltre che fisica era effettivamente a pezzi. Un giorno mi dicevano che tutto era ok, che i valori tutto sommato erano nei limiti della norma, che potevo stare tranquilla e non preoccuparmi, il giorno dopo non trovavano più il battito di Fabio, poi lo ritrovavano e poi successe che la Domenica sera (30/7) non lo percepirono più! L’indomani mi fu fatta l’ennesima ecografia, davanti a tutti i ginecologi del reparto, e quando appurarono che effettivamente per il mio piccolo non c’era più niente da fare... allora decisero che dovevo essere operata d’urgenza. Rimasi allibita, perché mi facevo forte di quanto dettomi dall’”Illustrissimo Primario”, che prevedeva la possibilità di proseguire la gravidanza per dare maggiori chances alla femmina. Ed invece così non fu, mi ritrovai sballottata  fra le infermiere che - velocemente - mi preparavano all’intervento senza contare che moralmente ero distrutta; mi avevano appena confermato la morte del mio maschietto, lui che io avevo sentito crescere pacatamente dentro di me per sette mesi, lui che ormai distinguevo benissimo nei movimenti così diversi dalla sorella più brusca e meno delicata; lui aveva rinunciato, aveva provato a cercare aiuto, ma nessuno di tutti quei dottori si era degnato di darglielo!! In men che non si dica giacevo nel lettino della camera con la ferita dolente, i miei cari accanto che mi dicevano: - E' bellissima, piccola, tenera ed è una moretta come te! - Passarono comunque tre giorni prima che fossi fisicamente in grado di scendere al reparto di Patologia Neonatale  e quando, finalmente, la vidi, ero insieme a mio marito (anche per lui era la prima volta - aveva aspettato me per farlo assieme) fu una gioia indescrivibile ed una commozione indimenticabile. Lei era lì ora, sotto le mani esperte dei bravissimi dottori e di  dolcissime infermiere che le sono stati accanto per ben cinquantaquattro giorni. Lui, però, era nato morto e me lo hanno portato via, non ho avuto la benché minima possibilità di vederlo un’unica volta! Lo avevano portato in una struttura a più di 5 chilometri dall’ospedale, dove sicuramente io, appena cesarizzata, non sarei potuta andare. Ora so, che fu sottoposto ad un “abbozzo” di autopsia (dico abbozzo in quanto l’incaricato che l'avrebbe effettuata ha dichiarato di non essere strutturato per tali operazioni). Mia madre,  comunque, chiese in ospedale... lei voleva vedere suo nipote, ma nessuno sapeva dove fosse finito e solo dopo infinite domande ed “alzate di voce” le fu indicato dove lo avrebbe trovato. Quello che vide discordava con quanto dichiarato nei certificati e cioè lei vide un bimbo che CERTAMENTE non pesava 550 grammi (dato riportato in cartella clinica) cosa inoltre confermata verbalmente dall’incaricato all’autopsia. La sorella Natasha adesso è con me, dal suo peso iniziale ( 1.190 grammi – 1.040 grammi dopo il calo fisiologico – lunghezza 36 centimetri) con grinta, tenacia ed ostinazione è arrivata a pesare circa 5.500 grammi a 6 mesi dalla nascita e già ci comanda tutti “a bacchetta”! Questa più o meno è la mia storia ed a me sorgono innumerevoli dubbi:

  • Perché hanno dichiarato un peso così minore rispetto a quelli indicati nelle varie ecografie effettuate tra l’altro molto prima del parto?
  • Perché lo hanno portato subito via e non lo hanno lasciato come prassi per 24 ore in Ospedale nel posto all’uopo destinato?
  • Perché  non risulta in cartella la somministrazione delle 46 gocce di sedativo somministratomi?
  • Perché sempre in cartella non c’è nemmeno un monitoraggio?
  • Perché non sono intervenuti prima visto che la morte dell’uno, ha comunque precluso la possibilità di proseguire oltre la gravidanza
  • Perché  in fondo non hanno voluto provare a dare perlomeno una possibilità a Fabio ?

Ora sì,  mi è rimasta lei, l’unica gioia, l’unico raggio di sole in questo mare di dolore; ma non smetterò mai di pensare che forse se fossi andata in un altro ospedale o forse se li avessi obbligati ad operarmi subito, adesso in cameretta avrei due lettini! E poi? Potrò mai perdonarli, me lo hanno portato via ed io non sono riuscita a vederlo nemmeno un minuto! Mi chiederò sempre che volto aveva, se effettivamente era piccolo come hanno dichiarato, se ce l’avrebbe fatta se lo avessero fatto nascere quando chiedeva aiuto e mille altri interrogativi ai quali non potrò mai dare risposta. No, effettivamente in quel reparto di Ostetricia non ho trovato un minimo di comprensione, gentilezza, chiarezza ed a questo punto credo anche competenza. Unica nota positiva dell’ospedale della mia città è che il reparto dove è rimasta Natasha per tutto quel tempo è invece un ottimo reparto con personale medico e paramedico di una qualità eccezionale. Tutto questo mio sfogo, forse non avrà alcun riscontro, ma gradirei capire se qualcuno è in grado di dirmi se esistono i presupposti  per poter portare avanti un atto di rivalsa nei confronti di chi ha sentenziato la morte del mio Fabio ed impedire così che accada ancora ad altre mamme che come me si potrebbero trovare di fronte a medici incapaci di prendere le decisioni giuste al momento giusto.! 

Virginia, Ultimo aggiornamento 15 Marzo 2001

Chi può aiutare la mamma di Fabio e Natasha scriva a Virginia natyvirg@libero.it