di Mariarita Barisione, insegnante di scuola dell'infanzia

Nicolò e Valerio durante l'attività teatrale
“Ma tu come ti chiami? Perché non so mai se sei Nicolò o Valerio!”
“Io sono Nicolò, io non mi sbaglio mai! So sempre chi sono!”
Questa una brevissima conversazione rubata l’altro giorno in un momento di tranquillità a scuola, che mi ha fatto molto riflettere su come si percepiscono due gemelli identici che frequentano la stessa scuola, ma non la stessa classe e – quindi – non soggetti di frequente ad episodi come quello riportato sopra. La madre stessa dei due bambini mi ha raccontato, di recente, di come a volte si sbagli ancora a riconoscerli e di come – senza peraltro riuscirci – cerchi di coprire i propri errori. I gemelli identici, spesso scambiati l’uno per l’altro, posso avere vere e proprie crisi di identità, perché il confine tra “me” e “lui” non è sempre chiaro. Così non sembrerebbe dall’affermazione di Nicolò il messaggio che sembra passare tra le righe è: gli altri possono pure sbagliarsi (mamma e maestre comprese! Sigh!), ma tanto io so sempre chi sono!
I gemelli identici hanno bisogno di sapere chi sono e di non sentirsi solo come una fotocopia di qualcun altro: per questo devono essere aiutati a trovare una propria identità personale nel corso dell’infanzia, in modo che nel periodo adolescenziale non debbano trovarsi ad affrontare, oltre ai problemi tipici dell’età, anche la ricerca di un’immagine separata e positiva di sé. “E’ splendido essere simili ed unite, doloroso differenziarsi, è una vittoria essere se stessi” tratto dal nuovo libro per preadolescenti di Jacqueline Wilson Fotocoppia edizioni Salani.