
Marina e Giulia, gemelle monozigote figlie di Antonella
Antonella: "C'è una cosa che non mi spiego (nonostante abbia letto "la singolarità del doppio" della prof Valente Torre): Marina e Giulia, gemelle omozigote, per quanto ancora molto piccole (6 mesi circa), cominciano a manifestare tratti caratteriali diversi e, se anche è vero che a quest'età cambiano in continuazione, per certi aspetti sono decisamente diverse. Ad esempio Marina fa fatica ad addormentarsi, mentre Giulia è una professionista del sonno e in generale una è più tranquilla e paziente mentre l'altra è decisamente più vivace. Credo che tutto ciò sia piuttosto frequente e comune, che dipenda forse anche dal fatto che una definisce pian piano sé stessa per confronto con l'altra o in risposta alle 'proiezioni' della mamma o... chissà a forza di uniformarsi ai luoghi comuni e ai commenti banali e superficiali della gente.. Ma - e questa è la domanda - come possono due soggetti che condividono lo stesso DNA e lo stesso ambiente (e per ora le stesse esperienze) essere già così diverse??? (Meglio così per carità, ma come può succedere?)."
Patrizia R.: "Ciao Anto, è una bella domanda....avendo letto la Singolarità del Doppio già delle risposte le hai trovate, certo che capisco il tuo dubbio: a 6 mesi in effetti iniziano appena a riconoscersi... Pero' se ci pensi, fin dalla pancia hanno condiviso lo stesso ambiente, sanno di esserci entrambe, e mettono in atto strategie diverse e magari complementari, per viverci....in fondo già in utero, magari uno dei due scalciava e l'altro si doveva mettere ai ripari, oppure uno era buono buono e l'altro in quel momento aveva voglia di stuzzicare e poi come non pensare alla competizione per l'esclusiva della mamma?"
Alessandra R.: "È davvero una bella domanda. Io mi sono sempre detta che i loro comportamenti sono una reazione alle nostre azioni... cioè, si comportano diversamente perché noi ci poniamo diversamente nei confronti di ciascuno di loro. Credo che in qualche modo "vogliamo" trovare delle differenze, perché non è facile accettare che due persone siano "una". Credo anche che in qualche modo loro "sentano" queste nostre aspettative e che in qualche modo vi si adeguino... I gemelli sono per il mondo esterno qualcosa di "strano", sapete tutti la curiosità che suscitano... il distinguersi, il risultare diversi è un modo per farsi accettare "meglio" dal mondo di singoli in cui si trovano a vivere.
Io credo che comunque tutto, anche i piccoli dettagli, abbiano degli effetti nella costruzione della personalità... intendo dire che anche sentirsi chiamare con nomi diversi può avere un certo effetto.
Queste sono solo riflessioni "a ruota libera", mi pare che non abbiamo mai parlato della questione, prima... mi sembra uno spunto interessante..."
Cristina C.: "Interessante: io ora parlo da mamma di maschio e femmina e quindi valuto le differenze nello sviluppo tra maschio/femmina. E' stato bellissimo vedere il loro differenziarsi.
Nei loro primi mesi di vita, Dadi e Becca sono stati trattati direi quasi nello stesso modo o comunque con differenze minime dovute al sesso e in casa avevamo, ereditate dalla figlia maggiore, soprattutto bambole, braccialetti e qualche macchinina, quindi Davide ha visto principalmente giochi femminili; beh, in modo direi assolutamente istintivo la prima volta che lui è entrato in un negozio di giocattoli si è rivolto immediatamente alle moto, così come già ad 8 mesi stava col padre davanti la tv a guardare le gare di F1 o di moto e se Ivano girava canale si arrabbiava! Crescendo ho potuto vedere che, pur giocando con peluches e bambole insieme a Rebecca, ha comunque sempre chiesto moto e macchine; pur volendo talvolta mettersi le pinzette nei capelli o lo smalto alle unghie o i collant, ha sempre comunque giocato volentieri a calciare il pallone. Insomma, io ritengo che la distinzione maschio-femmina, intesa come comportamento e psiche, sia proprio insita nei cromosomi X e Y e non nell'educazione data e/o dal contesto sociale in cui crescono."
Mariarita: "Anche i miei sono maschio+femmina, quella che viene definita "la coppia gemellare per eccellenza" ed il loro differenziarsi (anzi l'essere diametralmente opposti in alcune occasioni) a volte mi spaventa un po'... perché credo sia proprio vero che vogliano in qualche modo reincarnare la "coppia" a mo' di bianco e nero, di opposti a tutti i costi... e per quanto abbia letto e studiato questo fenomeno, per quanti sforzi possiamo fare perché ognuno possa trovare i propri spazi e sviluppare liberamente la propria individualità... un po' di "questo effetto coppia" rimarrà sempre. L'importante, a mio avviso, è che questo "effetto coppia" non diventi "patologico" o "castrante" per nessuno dei due soggetti della coppia."
Alberto: "Anch'io avendo una coppia maschio+femmina sto seguendo con grande curiosità il loro sviluppo in cui si stanno evidenziando grandi differenze sia a livello fisico che a livello comportamentale, caratteriale... Veramente interessante è il quesito proposto da Anto su una coppia di piccine omozigote che hanno lo stesso patrimonio genetico e sono cresciute nello stesso ambiente"
Cristina C.: "Esiste uno studio, che cita anche la prof. Valente Torre, che rileva come i gemelli omozigoti divisi alla nascita e vissuti per anni divisi, siano molto più uguali nei comportamenti e nei gusti, rispetto ai gemelli omo vissuti sempre insieme."
Mariarita: "Questo sta proprio ad indicare come nei gemelli in generale (che siano monozigoti o dizigoti) lo stare insieme tenda a fare assumere comportamenti quasi opposti."
Michelle: "Una spiegazione tutta mia e molto poco tecnica: i gemelli possono condividere lo stesso dna ma non la stessa anima, quindi saranno sempre diversi."
Francesca: "Anche le mie prime sono completamente opposte, rispetto a gusti, carattere e tante altre cose, penso però che noi genitori abbiamo, con il nostro comportamento, influenzato parecchio il loro modo di essere, Irene l'abbiamo sempre vista come la bambina forte, Flavia come la bambina più sensibile, con il passare del tempo e analizzando bene i nostri comportamenti e quelli delle bambine, abbiamo capito che molti dei loro comportamenti erano influenzati tantissimo dalla distinzione, che senza dirlo, facevamo. Quand'erano più piccine e noi totalmente inesperti, tendevamo a coccolare di più una rispetto all'altra, perché faticava ad addormentarsi, perché era più coinvolgente, l'altra invece, sempre molto più autonoma, ma questa autonomia veniva dal fatto che mamma e papà erano presi dai pianti della sorella, che lei per forza doveva cercare di addormentarsi da sola, ma questo è solo un esempio, adesso, pensavamo che Irene fosse stata meno interessata ad "imparare", tipo leggere o scrivere, Flavia invece, con il suo carattere esuberante, ha dimostrato subito interesse e veniva da noi dicendo "guardate come sono brava a scrivere il mio nome", Irene, lo scriveva, teneva il foglietto nel blocco e non mostrava i suoi lavori, così niente lodi per lei, abbiamo visto che Irene, nonostante non avesse mai avuto la necessità di farci vedere o sentire, come sapeva leggere o scrivere, era brava come la sorella, ma noi, stupidamente, abbiamo sempre pensato che non avesse interesse. Questo problema l'abbiamo affrontato parecchie volte io e Dario, e siamo arrivati alla conclusione che gli errori fatti con Flavia e Irene, non devono ripetersi con Tommaso e Andrea, adesso cerchiamo di porci in modo diverso, sopratutto verso Irene, che, a mio avviso, è stata un po' la vittima di questa situazione, con i vari problemi che ne seguono, tutto aggravato dai nostri comportamenti, ho scritto un papiro scusate, ma quest'argomento è parecchio interessante."
Marica: "I miei figli sono gemelli monozigoti. Fisicamente identici, il padre ci ha messo quasi un anno a riconoscerli, caratterialmente, non dico opposti, ma molto diversi sin da lattanti. Quand'erano neonati, le pretese di marco di avermi in esclusiva mi facevano stare malissimo. Davide mi guardava, semisdraiato nel passeggino, mentre io coccolavo più il fratello che lui. Davide aspettava, aspettava sempre... e mi seguiva con lo sguardo. Ho pianto molto , e a dirvi la verità, me ne vergogno, a volte quando ninnavo Marco per le sue pretese, avrei invece voluto stringere forte Davide. Intorno all'anno e mezzo, impazzita del tutto, immaginavo Davide a 6 - 7 anni che mi diceva: "Tu vuoi più bene a Marco". IO LI AMO ENTRAMBI PER QUELLO CHE SONO. Adesso va meglio. Marco non mi domina più come prima e lascia più spazio a Davide. È sempre il più forte.... ma io cerco per quanto mi è possibile di trattarli allo stesso modo.
E poi Michelle ha ragione.... l'anima..."
Patrizia R.: "Il tuo Marco sembra un po' il mio Tommaso, anche se secondo me Tom non è tanto il più forte, quanto il più insicuro dei due, quello con meno autostima, ed ha sempre bisogno di essere rassicurato sul fatto che gli si vuole bene.... e così stressa!"
Alessandra R.: "Anch'io ho avuto spesso queste sensazioni... è inevitabile per una mamma di gemelli..."
Mariarita: "Già, i sensi di colpa come genitori già si "sprecano"... con i gemelli non ne parliamo. Enrico ha sempre preso più spazio di Sara, ma per fortuna lei è una "donna tutta d'un pezzo" che si fa largo lo stesso e direi piuttosto bene! E' anche vero che da alcun studi effettuati grazie al "Progetto gemelli" (chi ha l'opuscolo può verificare personalmente) nella coppia mista è sempre la bambina che "domina" il maschio, proprio per differenti livelli di maturazione."
Carla: "Dalla nascita del mio primo figlio ho voluto aspettare per il secondo proprio per dedicarmi in esclusiva, sia al primo che all'ipotetico secondo. Poi sono arrivati loro. A parte la contentezza (ecc. ecc.) l'angoscia più grande è stata quella di non poter farli sentire unici, così come avevo fatto con Federico. Nel primo anno abbiamo fatto il possibile per andare in questa direzione :mio marito ha potuto ridurre l'orario di lavoro rientrando a casa il pomeriggio, la mattina avevo il supporto della nonna; ovviamente tutto questo è stato per me di grande aiuto, soprattutto perché riuscivamo a rispondere meglio alle richieste dei cuccioli. O forse il problema da risolvere era il mio, la mia presunta inadeguatezza nell'essere bi-mamma. Nel frattempo ho capito che (non vorrei essere retorica, è proprio una semplice constatazione personale) l'amore riesce comunque a fare tantissimo, e quello si è raddoppiato, anzi, considerando il grande, triplicato; bisognerebbe riuscire ad accrescere anche la pazienza ( forse invece che moltiplicarsi quella si è suddivisa).
Tornando a noi, non so quanto la psiche di Emma e Pietro sia stata o sarà influenzata dal fatto di essere gemelli, del resto ogni bimbo penso sia influenzato dal contesto che vive (Federico nel gioco ha sempre paura del confronto , sarà perché per più di cinque anni è stato figlio unico? mah!); di sicuro il mio tentativo, anche se fare sempre paragoni tra loro è la tentazione più grande, è trovare con loro, vista la loro evidente diversità, un canale di comunicazione esclusivo ( a quest'età penso sia facile, certe volte basta guardarli negli occhi; forse i problemi aumentano con l'avanzare dell'età)."
Antonella R.: "Come mi sono riconosciuta nelle parole di Marica, la stessa immagine di Gabriele nel passeggino e Christian in braccio perché era (lo è tuttora) quello che "esigeva" le attenzioni, e Gabriele che sembrava non averne bisogno, e poi sensi di colpa, lacrime i miei sono diversi ma in fondo sembrano avere lo stesso carattere: testardi, affettuosi, fantasiosi, vogliono le stesse cose, chiedono anche un bicchiere d'acqua in contemporanea, meno male che a Gabriele piace il giallo e a Christian il blu, se no mi toccava pure vestirli uguali eppure cerchiamo di trattarli come due persone, non una, e sicuramente alla fine sono "diversi" nell'anima come dice Michelle."
Claudia C.: "Come mi rivedo nei vostri racconti, nella fatica a cercare di accontentarli singolarmente e nei sensi di colpa. Anche nel mio caso sono davvero simili, tanto che certe volte mi sbaglio anch'io. Anche loro fanno tutto in contemporanea, quando scappa la pipì ad una scappa all'altra, beve Giulia e via che anche Elena vuole l'acqua. E' incredibile! Elena è quella che vuole sempre essere coccolata, è sempre stata quella che decideva l'ora della poppata ed è quella meno tollerante. L'altra si adegua. Giulia è + indipendente, le piace stare per conto suo, lo vedo anche nel rapporto con il fratello, però alcune volte mi viene il dubbio che lo faccia per non litigare con la sorella. Elena non accetta che qualcun'altro possa stare in braccio a me, se ho Giulia o Luca in braccio lei arriva come un fulmine e pianta grana perché vuole venire anche lei. E' davvero gelosa e possessiva. Io cerco di avere un comportamento equo con tutte e due, ma è davvero difficile e penso che i gemelli, purtroppo, debbano imparare l'arte del compromesso troppo presto."
Sabrina: "Anch'io mi confronto con questa situazione. Mi sono resa conto che siccome Monica è più pacata, più ragionevole, mentre Sara è più "strillona" tendevamo a trattare Monica come "sorella maggiore", pretendendo da lei più ragionevolezza e comportamenti più da adulta rispetto alla sorella. Per fortuna (per me è stata una fortuna) con l'arrivo di Bianca anche Monica ha avuto la sua regressione e i suoi scatti di nervi e di irragionevolezza e ha richiamato la nostra attenzione su questo fatto."
Gabriella: "I miei bimbi sono: Leonardo eterozigote, Germano e Gregorio omozigoti (i termini sono giusti?). Sono molto diversi fra loro, sia fisicamente che caratterialmente, compresi i due omo, che si somigliano di più, ma non tanto da confonderli e soprattutto sono uno più chiuso e serio, anche insicuro e desideroso del contatto fisico e l'altro dolce e sorridente, si consola e si intrattiene da solo. Ma ci siamo resi conto che abbiamo responsabilizzato molto Gregorio e Leonardo rispetto a Germano: quest'ultimo ha avuto i problemi più gravi di salute e, nonostante i continui e grandi miglioramenti, siamo molto in apprensione per il suo futuro. Così, mentre gli altri due stanno crescendo con delle tappe più naturali e veloci, il terzo deve essere spronato, aiutato, portato per mano. Gregorio e Leonardo hanno capito che il trattamento è diverso (mi ricordo con dolore il giorno in cui ho realizzato questa loro consapevolezza), ma soprattutto hanno capito che il fratello ha "qualcosa di diverso" da loro: hanno imparato a portargli i giochi, il ciuccio quando piange, il biberon o la merenda, quando scivola mentre gattona lo tirano per la maglietta, se perde qualcosa glielo passano vicino agli occhi per farglielo notare o glielo appoggiano in mano... Certo abbiamo tentato di equilibrare il sostegno e di non fare differenze, anche per spronare Germano, ma siamo comunque riusciti ad evidenziare agli occhi di Gregorio e Leonardo che forse lui è un po' "il preferito": è brutto perché sai che è giusto trattarlo come gli altri, ma sai che ha più bisogno di essere spronato, gli altri devono avere i loro spazi e sentirsi unici per i genitori, ma gli impegni della salute di Germano e la vita quotidiana sono frenetici e il tempo si riduce.
Aggiungo che io sono convinta che debbano essere trattati e considerati in modo diverso, a seconda delle loro esigenze, per sviluppare vite individuali e indipendenti, ma mi spiace aver marcatamente creato delle differenze che in un futuro possano farli sentire meno amati perché più o meno sani uno rispetto all'altro..."
Patrizia R.: "Sull'argomento, rovesciando la questione genetica: ho appena ricevuto il pacco ordinato di libri e tra quelli che ho acquistato c'è "Vite Separate - Perché i fratelli sono così diversi" Ed. Giunti - Sottotitolo: Stessi genitori, stesso ambiente di vita. Uno era Caino, l'altro Abele....."" (è nella ns. bibliografia). Non vedo l'ora di iniziarlo!!! Vi trascrivo la contro-copertina, per farvi capire perché mi incuriosisce così tanto questo libro:
Perché i fratelli, pur condividendo gli stessi genitori e lo stesso ambiente familiare, possono essere così straordinariamente differenti tra loro? Judy Dunn, nota in tutto il mondo per i suoi studi sulla psicologia dello sviluppo, e Robert Plomin, un'autorità indiscussa nel campo della genetica comportamentale, rispondono in un modo che è allo stesso tempo semplice e provocatorio. Essi rovesciano la comune idea che i fratelli siano simili perché crescono nella stessa famiglia e siano diversi per cause genetiche. Al contrario, essi dimostrano che l'eredità può spiegare molte delle similarità tra fratelli, ma non è in grado di spiegare le differenze. Queste ultime sono invece riconducibili a quello che essi definiscono "ambiente non condiviso", ovvero un ambiente familiare uguale solo in apparenza, ma in realtà profondamente diverso per ogni fratello. "Per capire noi stessi, i nostri figli e i nostri pazienti", così sintetizzano il problema Dunn e Plomin, "dobbiamo pensare alle differenze tra noi e i nostri fratelli, alle vite separate che conduciamo all'interno delle nostre famiglie. Geniale!"
Alessandra R.: "Quindi la risposta al quesito di Anto potrebbe essere proprio questa: l'eredità può spiegare molte delle similarità tra fratelli, ma non è in grado di spiegare le differenze. Queste ultime sono invece riconducibili a quello che essi definiscono "ambiente non condiviso", ovvero un ambiente familiare uguale solo in apparenza, ma in realtà profondamente diverso per ogni fratello."
Patrizia R.: "Già... trovo che sia geniale, no, come ipotesi?
Se ci pensi, la saggezza popolare nel riconoscere i tratti ereditari tra parenti, si riferisce sempre alle somiglianze, ... assomiglia a Tizio (es. Nonno paterno), assomiglia a Caio (es. Nonna materna)..."
Nadia P.: "Una volta ho letto un libro che si intitolava (mi sembra) "Costellazione familiare" e diceva che il carattere di una persona dipendeva anche dalla posizione in cui veniva al mondo. Per esempio primogenito, secondo, terzo... in combinazione con il sesso (maschio o femmina). Questo sarebbe applicabile anche ai gemelli. C'è sempre un primo. Da qui anche le considerazioni sui "bambini materasso", cioè quei bambini che stanno fra i grandi e i piccoli. Sono convinta comunque che i fattori che influenzano il carattere dei bambini siano parecchi e non esclusivamente genetici o educativi. Penso che se si clonasse una persona il carattere sarebbe sempre e comunque diverso dall'originale (fantasie???). La vita che entra in ognuno di noi è sì influenzabile da geni e eventi, ma squisitamente unica..."
Ultimo aggiornnamento Gennaio 2006